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Il 29 settembre 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato temporaneamente l’amministrazione Trump a proseguire o riprendere le deportazioni di migranti verso Paesi terzi, compresi quelli non indicati nei provvedimenti di espulsione.

La decisione d’emergenza consente dunque di continuare la politica mentre il massimo tribunale federale valuta il ricorso. Il provvedimento non stabilisce in via definitiva se le deportazioni verso Paesi terzi siano legali.

Nel frattempo, la Corte ha sospeso i requisiti fissati dai tribunali inferiori: i migranti non devono necessariamente ricevere prima della partenza una comunicazione sul Paese di destinazione né avere un’opportunità di contestare il trasferimento o sollevare timori di persecuzione.

La questione di merito sarà discussa davanti ai giudici a dicembre 2026. Le udienze serviranno a esaminare la legalità della politica, che resta quindi aperta dopo l’ordinanza temporanea.

Secondo PBS NewsHour, l’amministrazione ha deportato circa 25.000 persone verso più di due dozzine di Paesi nell’ambito della politica, tra cui Liberia e Guyana.

Il dato non è identico nelle diverse ricostruzioni. The Guardian ha riferito che gruppi per i diritti umani hanno contato oltre 25.000 deportazioni verso 29 Paesi, una stima che può riflettere un diverso perimetro o metodo di conteggio.

La decisione della Corte produce così un effetto immediato sulla possibilità dell’amministrazione di applicare la politica, ma lascia senza risposta definitiva il contenzioso sulla sua conformità alla legge.

Le informazioni disponibili non includono il testo integrale dell’ordinanza d’emergenza né ne precisano il ragionamento giuridico. Anche il numero dei voti con cui è stata adottata non è stato confermato in modo indipendente dalle fonti esaminate.