Le accuse riguardano la presunta persecuzione di donne, ragazze e membri della comunità LGBTQI+. Le fonti disponibili descrivono gli eventi come accuse contenute nei mandati, e non come crimini già accertati da una condanna giudiziaria.
Secondo il South China Morning Post, le condotte contestate si sono verificate in Afghanistan dal 2021, dopo la presa del potere da parte dei talebani.
Il materiale disponibile identifica 2 dei 4 destinatari: il leader supremo dei talebani Hibatullah Akhundzada e Abdul Hakim Haqqani, capo della Corte suprema dell'Afghanistan. L'identità degli altri 2 sospettati non viene riferita nelle informazioni fornite.
Sempre secondo il South China Morning Post, i mandati erano stati emessi a luglio e a settembre dell'anno precedente, prima di essere resi pubblici.
I mandati sono stati resi pubblici il 5 ottobre 2026, secondo quanto riportato dal South China Morning Post, The Hindu e Deutsche Welle.
Deutsche Welle riferisce che i talebani hanno respinto i mandati. La risposta arriva mentre la CPI porta alla luce accuse rivolte alla leadership dell'organizzazione in merito alla presunta persecuzione basata sul genere e sull'identità sessuale.
In termini pratici, The Hindu riferisce che la CPI non dispone di una propria forza di polizia per eseguire i mandati e che gli arresti appaiono improbabili fintanto che i talebani rimarranno al potere in Afghanistan.